I predatori dei fiumi
Pubblicato sul quotidiano nazionale Repubblica, Lunedì 14 Gennaio 2008
I predatori dei fiumi
Idroelettrico, i pericoli del business “verde”
di Jenner Meletti e Paolo Rumiz
FERRIERE (Piacenza)
Sono piene di ghiaccio, le piccole cascate sul fiume Nure e sul torrente Ronchignasco. «Solo qui riusciamo a vedere il merlo acquaiolo, con le piume nere e una macchia bianca sul petto. E’ un uccello che si immerge in acqua e nuota con le ali per arrivare alle larve che stanno sul fondo». Sono orgogliosi, gli uomini del comitato NoTube. Sembra quasi che siano stati loro a costruire questo pezzo di paradiso.
L’acqua dei torrenti si può bere, il silenzio è perfetto, gli alberi e i prati hanno cento colori. «Meglio guardarlo bene il fiume Nure. Questo pezzo, infatti, rischia di essere cancellato per sempre». «No Tube» per dire no ai tubi dentro ai quali - con lo scopo di produrre energia elettrica - si vogliono chiudere le acque dei torrenti.
«Siamo nati pochi mesi fa – raccontano Gian Marco Rancati, Massimo Mazzocchi e Lorenzo Bersani - quando abbiamo saputo che ai Comuni erano stati, presentati 8 progetti, sul Trebbia, il Nure e sui loro affluenti, per chiudere dentro ai tubi 30 chilometri di fiume. Ma solo. in Emilia Romagna i progetti sorto almeno 40, e decine di corsi d’acqua rischiano di sparire».
Hanno fatto assemblee quelli di No Tube e raccolto quasi diecimila firme. Adesso sono qui, in Val Nure, a spiegare che; in pochi mesi, questo paradiso può essere solo un ricordo «Il Nure scende dal monte Bue. Il progetto prevede che, in questo tratto sia intubato per 1.827 metri. L’ azienda che ha preparato il progetto prevede di usare da 70 a 700 litri al secondo lasciandone al corso naturale appena 79 litri. Questo significa uccidere il torrente. Per quasi due chilometri resterebbe in secca, e non ci sarebbero più le trote e nemmeno gli uccelli che vivono sul fiume».
Sono due le imprese che hanno presentato i progetti: laValnure SrI e la San Colombano BrI, entrambe figlie della Eva Energie Valsabbia Spa, con sede in provincia di Brescia; «Per ottenere l’autorizzazione offrono una piccola partecipazione ai Comuni - dal 2 al 5% - che in montagna sono particolarmente in crisi e che con i soldi della srl riescono a mantenere qualche servizio. Ma così si svende il territorio».
Dal 2004 C’è uri, grande ritorno dell’idroelettrico in Italia. La spinta maggiore la dà, con Ia privatizzazione, il protocollo di Kyoto che, finanzia profumatamente – anche a fondo perduto e ovviamente con soldi pubblici - gli impianti a energia rinnovabile con l’obiettivo dichiarato di “limitare l’inquinamento e l’effetto serra. L’acqua è diventata il grande business «ecologico», vi si buttano multinazionali dell’energia e colossi finanziari come, il gruppo Rothschild. In Italia tra i capofila l’Azienda Elettrica Milano (Aem), che ha come
partner Electricité de France e la società del mega inceneritore di Brescia, e l’FbGroup che ha come azionista di maggioranza Franco Bernabè, ora amministratore delegato di Telecom-Italia ed ex vicepresidente di Rothschild Europe.
Di questo gruppo fa parte appunto la Eva Energie Valsabbia quella che opera nel piacentino che ha come uomo di riferimento Chicco Testa, senior partner di Rothschild 1talia, ex uomo~guida dell’Enel con Franco Tatò ed ex ambientalista (presidente nazionale di Legambiente). Della partita anche il noto affarista franco-polacco Roumain Zalesky.
La protesta dei NoTube piacentini ha prodotto un primo risultato: il progetto per una grande centrale elettrica alla confluenza del Trebbia e dell’Aveto è stato “sospeso”. «Noi invece chiediamo - dicono i NoTube - che sia ritirato. Prevede infatti una costruzione alta sei piani, e con una superficie di 1.000 metri quadri, proprio alla confluenza dei due alvei». I fiumi qui sono bellissimi, con i meandri e i boschi che arrivano a pelo dell’acqua. «Ernest Hemingway disse che questa era la valle più bella del mondo. E invece, con il progetto di EnergieValsabbia, dovrebbe sparire. Qui si vogliono costruire due gallerie lunghe 5.290 e 4.700 metri (quattro metri di diametro, da scavare con’ l’esplosivo) per portare l’acqua alla centrale. Le gallerie sono dritte, il fiume no, e così sparirebbero 12,4 chilometri di Trebbia e 8,4 di Aveto. Dal Trebbia si prelevano da 2,480 litri a 33.000 litri al secondo, lasciandone al greto da 1.200 a 1.630, secondo le stagioni. Così il fiume non respira più, non si ossigena. Le pozze si riempirebbero di alghe. Insomma, il fiume diventerebbe un rigagnolo. Sparirebbero la trota fario e il temolo, il vairone e il barbo. E anche i gamberi di fiume, che vivono qui e ci raccontano, con la loro presenza, che l’acqua è pura».
«Quello idroelettrico - ha dichiaratoChiccoTesta- è un settore con grandi potenzialità di crescita. Con la liberalizzazione del mercato e l’avvento delle limitazioni del protocollo di Kyoto si sono aperti spazi importanti per i nuovi produttori».
Al grido di “salviamo la natura”, si sta procedendo in realtà alla requisizione delle ultime “acque libere” d’Italia, con, effetti incalcolabili sul piano ambientale in un territorio già selvaggiamente disidratato dalle captazioni agricole e dalle intubazioni dell’Enel.
In tre anni sono stati presentati progetti idroelettrici a centinaia, in tutte le regioni italiane, ma i numeri non sono noti, perché non c’è programmazione unitaria e la trattativa viene lasciata sulle spalle poco robuste dei piccoli Comuni alpini e d’Appennino. Noi chiediamo
- dicono quelli del No Tube – che l’acqua dei nostri fiumi non diventi merce per imprese private. Deve essere l’ente pubblico a programmare questi nuovi interventi, vedere dove sono o non sono compatibili.
Nelle montagne di Piacenza ci sono già due dighe, quella di Molato sul Tidone e la Mignano sull’Arda, che potrebbero essere usate anche per produrre energia elettrica e non solo per l’irrigazione. Ci sono i vecchi mulini ad acqua nei quali potrebbero essere installate piccole centraline. Ma il mercato dell’energia fa troppo gola. Con Kyoto, i produttori di energia con fonti fossili debbono ora produrre il 3% dell’energia con fonti rinnovabili.
Le tante imprese sorte in Italia producono loro l’energia pulita, la vendono al Gse, il gestore servizi elettrici, e vendono anche il certificato verde che sancisce la produzione pulita alle aziende che usano carbone o petrolio, che in questo modo rispettano il protocollo.
I progetti per l’idroelettrico sono in fortissima espansione. Qualche esempio: in Piemonte il fiume Sesia con gli affluenti Vogna e Sermenzino, e poi ancora il Chiussuma; in Toscana una seconda diga sulla Lima, affluente del Serchio; in Umbria nientemeno che la Nera e il Torrente Como, in pieno parco naturale; in Friuli-Venezia Giulia i torrenti Pesarina e Gladegna. Qualche esempio della nuova offensiva idroelettrica si sta già vedendo in Valtellina (Lombardia) dove in due anni il 94 per cento degli ultimi fiumi e torrenti «vivi» ha subito l’intubamento, spesso alla sorgente: trasformazione irreversibile della morfologia del territorio, strade asfaltate in alta quota,
,estinzione delle cascate più celebri, rischio di piene devastanti.
Nel nome del mercato e con l’ alibi del risanamento ambientale è partito un micidiale piano di dilapidazione delle ultime risorse naturali del Paese», dice Enrico Borghi, presidente dell’Unione italiana comuni di montagna. Vogliono abolire le Comunità montane, ed ecco il risultato: si lasciano soli davanti alle ricche multinazionali i Comuni già impoveriti dai tagli sull’Ici.
Risultato: la montagna disabitata e dimenticata dalla politica perderà le ultime risorse umane e si ridurrà a bacino di rifornimento energetico, come ai tempi del Vajont.
Se non ci diamo una mossa, questi ci cambiano i connotati e ci mangiano vivi».
Luigi Casanova, uomo di punta di Mountain Wilderness in Trentino rileva come dietro vi siano i soldi del protocollo di Kyoto, che «vengono tutti dalle nostre tasche», e lamenta che queste operazioni sull’energia”pulita” si facciano in assenza di un piano di risparmio energetico, con gravi rischi di collasso ambientale. Anche alla luce di questi eventi, la Commissione internazionale per la protezione delle Alpi. due mesi fa a Saint Vìncent, ha avanzato per la prima volta forti dubbi sull’idroelettrico e, in un documento firmato dalle otto nazioni alpine, ha insistito sul concetto di sviluppo a bassa energia».
«Alla finanza mondiale non importa più il petrolio ma l’acqua, così commenta la notizia della rivolta piacentina il padre comboniano Alex Zanotelli, che dalle Alpi al profondo Sud si batte contro la privatizzazione dell’acqua, infiammando le assemblee popolari. «La storia del Trebbia non è che un tassello di una questione enorme di cui nessuno in alto loco vuole parlare».
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Gennaio 16th, 2008 11:25
Esprimo vivo apprezzamento, siamo anche noi in lotta da quattro anni per il T. Rosaro (Fiume Magra)
per un progetto di centrale che prevede la costruzione di una condotta di circa 4 km in alveo e distruzione di uno dei torrenti meglio conservati dell’appennino tosco-emiliano.
Purtroppo abbiamo l’amministrazione comunale dalla parte avversa e quindi non essendo politicizzati facciamo fatica a contrastare lo strapotere di uffici e poltrone.
Se potete contattarci ci farebbe piacere trovare strade comuni per non arrenderci.
Abbiamo presentato come ultimo atto un esposto alla Procura della Repubblica di Massa.
Gennaio 16th, 2008 22:13
difficilmente viene divulgato quanti danni provochino le centrali idroelettriche alla vita fluviale a valle delle dighe. l’acqua che esce dal fondo delle stesse, percio’
da una notevole profondita’, e’ sensibilmente più fredda di quanto dovrebbe essere e cio’ provoca purtroppo una ridotta, o assente riproduzione di una buona parte delle razze dei pesci e degli altri abitanti del fiume. Per assurdo, fra un po’ di tempo i fiumi di pianura potrebero essere abitati solamente da pesci delle acque fredde quali trote, temoli e salmerini e ciò, al contrario di quanto si potrebbe ritenere, non sarebbe un miglioramento della fauna fluviale, ma semplicemente l’inizio della fine della biodiversita’.
Gennaio 17th, 2008 08:42
Grazie NO TUBE !
Gennaio 20th, 2008 01:37
Grazie NO TUBE!
Vi informiamo che anche l’alto lago di Iseo bergamasco (Alto Sebino) è minacciato da un progetto della ditta Alpienergie srl di Clusone (BG) che ha proposta una “grande derivazione di acqua” dal lago di Iseo per alimentare, di notte, un bacino artificiale posto a oltre 500 mt con una tubatura di un Km, per generare, di giorno, energia elettrica (BUR Lombardia 3-10-2007).
In sintesi: l’impianto di notte consuma oltre il 33% dell’energia che produce di giorno!
Un vero affare per la ditta privata che con questo scherzetto potrà intascare oltre 5 milioni di euro l’anno e distribuirne circa 700 mila tra Demanio, BIM e Comune! Salvo ottenere questo, distruggendo un ecosistema delicato, in un ambiente spettacolare posto sopra il lago di Iseo, proprio là dove vi sono alcuni ritrovamenti preistorici dei Camuni, e in una zona in cui si sta per realizzare un Parco di interesse sovracomunale, vicinissimo alla Valle del Freddo.
Non ne possiamo più dei vecchi e nuovi padroni del vapore e tanto meno dei furbetti dell’Energia!
FORZA NO TUBE!
Ciao da Esmate
Gennaio 20th, 2008 20:10
Mi chiamo Mario Bricchi, e sono per parte materna originario dell’alta valle del Nure.
I miei nonni riposano nel piccolo cimitero di Retorto, bellissimo paesino adagiato su di uno sperone roccioso a poche centinaia di metri dal Nure; buona parte del tratto che si vorrebbe intubare corre nel nostro territorio.
Vorrei esprimere il mio sdegno nei confronti di questi avvoltoi che considerano la natura solo e semplicemente come un business, ed invitare i piacentini, e soprattutto i mie valligiani di val Nure ad opporsi a questo progetto sciagurato, che distruggerebbe uno dei fiumi di montagna più belli di tutto l’appennino.
Quello che il sindaco di Ferriere ha “vergognosamente” definito come un tratto sperduto, è nella realtà un vero santuario della natura, con un continuo susseguirsi di cascate e laghetti, un fiume ancora integro dove le trote fario si riproducono in cattività, un patrimonio inestimabile che tutti dovrebbero conoscere e difendere.
Il problema è che la ns. montagna si stà svuotando ed impoverendo,…..stà lentamente morendo, ed ovviamente il miraggio di nuovi posti di lavoro ingolosisce ed alletta.
Questo lo capisco anch’io, ma non è certo intubando questo tratto meraviglioso del Nure che risolveremo il problema.
Un grazie agli amici di No Tube ed un incoraggiamento a continuare su questa strada.